| Indice Articolo |
|---|
| Ma quale democrazia ?! |
| 2° parte |
| 3° parte |
| 4° parte |
| Tutte le pagine |
In questi giorni ho letto diversi articoli nei quali si parla di mandati e leggi elettorali, ne ha parlato oggi anche Beppe Grillo dal suo blog presentando un elenco dei parlamentari “recidivi” ovvero coloro i quali hanno alle spalle 7, 8, 9 o 10 legislature, escludendo i senatori a vita.
Il dibattito in particolare si incentra sulla legge elettorale esistente che per come è strutturata è chiaramente uno strumento in mano alla classe politica per garantirsi “la poltrona” essendo il sistema proporzionale, la scelta dei candidati e di conseguenza degli eletti di fatto in mano alle stesse segreterie di partito.
L’attuale legge elettorale di fatto è apertamente in contrasto con il volere degli italiani che con un referendum scelsero il maggioritario che con le sue
pecche permetteva agli italiani di fare una scelta tra due o più candidati, quindi persone anzichè tra dei partiti. La legge infatti pur rivelandosi imperfetta dava direttamente agli elettori la scelta su quale candidato mandare a rappresentare la propria circoscrizione una scelta che se consapevole poteva essere in contrasto con il proprio schieramento politico.
Facciamo un esempio: nel colleggio di pertinenza, i partiti candidano i propri uomini, ipotizziamo ad esempio che il partito A candida un politico della zona rispettato e riconosciuto onesto da tutti, il partito B invece candida un politico condannato in via definitiva e notoriamente vicino ad ambienti criminali. L’elettore solitamente vicino alle posizioni del partito B, ma onesto con se stesso, in questo caso potrebbe preferire fare una scelta personale (nel senso di “persone”) e votare il candidato di A. Purtroppo invece con la legge attuale si è più portati a fare una scelta puramente ideologica, A o B, indipendentemente dai candidati, che viceversa a mio avviso dovrebbero essere il vero fulcro della questione.
Ricapitolando quello che ho scritto fino ad qui, si desume che risulta poco democratico dare un potere così alto a coloro i quali ci rappresentano tanto da stravolere leggi nelle quali sono stati interpellati direttamente i cittadini (vedi referendum sulla legge elettorale), ma questo aspetto ha portato fino ad oggi altre forme di auto-salvaguardia della classe politica ed un esempio è la possibilità di partecipare alla cosa pubblica anche a coloro che sono stati condannati in via definitiva.
E’ oramai noto a tutti che in parlamento siedono qualche decina di rappresentanti eletti sulla cui “carriera” pesano condanne in via definitiva che viceversa se a trovarsi nella stessa condizione di condannati fossero stati ad esempio dei rappresentati comunali, questo non sarebbe stato possibile in quanto nel loro caso ci sarebbe stata l’inibizione alla carica pubblica.
E allora perchè un condannato non può essere consigliere comunale, ma può essere parlamentare o addirittura ministro?
Semplice perchè le leggi le fa il parlamentare e chissà come mai non sono mai a suo sfavore, tranne qualche volta nella quale si sono abbassati lo stipendio, dopo che se lo erano alzato per tre volte di seguito.
Scopriamo però che in Francia la prima candidata donna alla presidenza, Segolene Royal, propone:
- giurie popolari estratte a sorte che a scadenze fisse giudichino l’operato dei politici,
- propone di ridurre a due i mandati per ogni politico o funzionario pubblico
- chiede di eliminare l’uso dell’amnistia per i politici.
Ecco quindi delle proposte reali per controllare quella che viene spacciata come democrazia, ma che in qualche caso diventa una sorta di “partitocrazia” , che qui in Italia trova pochi politici allineati, ricordo solo Antonio Di Pietro che durante l’ultima campagna elettorale si impegnò a:
- cambiare questa legge elettorale per permettere ai cittadini di scegliere i propri rappresentanti
- nessuno potrà più essere candidato (senza eccezioni) per più di due legislature successive
- nessuno può essere candidato se condannato in via definitiva
Democrazia: forma di governo in cui la sovranità appartiene al popolo, che la esercita direttamente o mediante rappresentanti liberamente eletti
La sovranità appartiene al popolo, o meglio alla maggioranza del popolo, o meglio alla maggioranza tra gli aventi diritto al voto, o ancora meglio alla maggioranza tra quelli che votano!
Prendiamo adesso in esame i dati di qualche elezione, in particolare quella per la recente elezione del Sindaco di Milano, su una popolazione con diritto di voto pari al 100% si è recato alle urne il 67,5% pari a 695.912 milanesi.
Il Sindaco eletto Letizia Moratti ha preso 353.410 voti pari al 50,78%, ma sul totale generale degli aventi diritto al voto la Moratti in realtà ha vinto con il 34,28% dei voti !!!
Ebbene sì, con un terzo dei cittadini (votanti), si ottiene il diritto a guidare una città come Milano, ma lo stesso ragionameno lo si potrebbe portare anche a livello nazionale.
Sia chiaro, quel 34% è assolutamente legittimato a governare in quanto la legge glielo permette, ma fa riflettere come a volte si usi in maniera impropria il termine democrazia per indicare la maggioranza degli elettori, in realtà sarebbe meglio dire “la minoranza più ampia”!
Altro tema caldo ultimamente è quello dei Senatori a vita, ovvero di quella schiera di Senatori di “diritto”, ovvero gli ex Presidenti della Repubblica, e di quelli eletti dal Capo dello Stato per meriti sociali, artistici, letterari o scientifici.
Questi Senatori alla pari degli altri hanno il diritto di voto al Senato e questo è parso da più parti come illegittimo nei confronti della sovranità popolare in quanto tali voti potrebbero ribaltare la maggioranza eletta dal popolo.
Concludo (forse) questa analisi sulla nostra democrazia parlando di campagna elettorale e di par condicio.
Art. 3. della Costituzione Italiana
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.
La nostra Costituzione quindi prevede uguaglianza di tutti i cittadini anche nell’occupazione delle cariche politiche e sociali e non solo, infatti l’articolo 3 indica che deve essere lo Stato a rimuovere gli ostacoli (economici e sociali) che limitano la partecipazione all’organizzazione politica del paese.
Ripercorrendo la storia degli ultimi quindici anni ci accorgiamo però che il partito fondato da Silvio Berlusconi, Forza Italia, nato ufficialmente a Gennaio 1994 che nel Marzo dello stesso anno vinse le elezioni con il 21% dei consensi. Il partito fondato dal proprietario di Fininvest riusci quindi in poco meno di tre mesi a diventare il più importante partito Italiano del dopo tangentopoli .
Quale merito ha avuto il messaggio politico lanciato dalla nuova formazione e quale merito la campagna mediatica usata per attirare consensi? Mi sembra abbastanza evidente come sia palese che senza gl ingenti capitali i risultati ottenuti sarebbero stati impossibili!
Cosa c’entra questo con l’articolo 3 della Costituzione, non è forse una discriminante politica la situzione economica di Berlusconi e la mia, qualora mi presentassi come candiato?
Allora forse bisognerebbe ripensare questo tema e applicare l’articolo 3, certo è più facile a dirsi che non a farsi, ma il porre ad esempio un limite alle spese della campagna elettorale già diventerebbe un freno alle campagna mediatiche che normalmente solo i potentati economici possono affrontare e quindi di quella politica pesantemente condizionata dai soldi, cosa contraria all’etica e alla stessa Costituzione e non in linea con i principi di democrazia che tanto vengono sbandierati.





