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La liberazione del giornalista di Repubblica, Daniele Mastrogiacomo, ha scatenato polemiche e discussioni sulla liceità di trattative portate avanti con terroristi ai quali ci si “piega” per ottenere in cambio il rilascio di sequestrati o prigionieri Occidentali.
Infatti, mentre c’è chi si congratula per l’operato della nostra diplomazia, c’è chi chiede chiarimenti sulla vicenda ed in particolar modo sulla “controparte” offerta ai Talebani.

Da questa vicenda è emersa peraltro anche la disparità di trattamento posta in essere dai media e dall’opinione pubblica nei confronti del giornalista rispetto ad altre vicende anche concomitanti, in particolare mi riferisco alla prigionia prima e alla liberazione poi dei due tecnici Italiani in Nigeria e dei quali si è detto ben poco a riguardo o alla prigionia dell’interprete afgano di Mastrogiacomo, Adjimal Nashkbandi.
In queste ore apprendo inoltre che Rahmatullah Hanefi, dipendente di Emergency e una delle figure chiave nel rilascio di Daniele Mastrogiacomo, è stato “sequestrato” dai servizi segreti afgani e che Emergency in un comunicato invita i media a sostenere con forza la sua liberazione.
Appello al quale mi associo e che mi auguro venga ascoltato dal governo di Kabul.

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